In questo articolo uso prevalentemente il maschile generico per non appesantire la lettura. Il contenuto si rivolge a tutte le persone, indipendentemente dal genere in cui si riconoscono.

Decidere di prenotare una visita psichiatrica può essere un passo difficile, soprattutto se è la prima volta e non si sa bene cosa aspettarsi. È normale avere dubbi o preoccupazioni, dal cinematografico “Mi farà sdraiare su un lettino e starà zitto tutto il tempo?” a domande più concrete come “Mi prenderà sul serio?”. In questo articolo descrivo come si svolge generalmente una visita psichiatrica, così da rendere il percorso più chiaro fin dall’inizio.

La prima visita: quanto dura e come si svolge

La prima visita psichiatrica è una visita medica e dura in genere tra i 45 e i 60 minuti. Serve questo tempo perché lo psichiatra ha bisogno di raccogliere informazioni che vanno ben oltre il motivo immediato della consultazione. Il colloquio è strutturato: l’obiettivo è farsi un quadro medico e psicologico il più completo possibile della persona che si ha di fronte.

Di solito si parte dal motivo della visita: “Cosa la porta qui oggi?”. Da lì il colloquio si allarga. Si esplora la storia dei sintomi, le eventuali terapie già impostate, la storia medica generale e quella familiare.

Il livello di complessità e dettaglio può aumentare significativamente in argomenti come le fluttuazioni dell’umore nella giornata o in lunghi periodi di tempo.

La logica dietro alle domande

Durante la prima visita psichiatrica ci si potrebbe chiedere come mai lo psichiatra faccia così tante domande, alcune apparentemente lontane dal problema principale. Il motivo è semplice: in psichiatria la diagnosi si basa sul colloquio clinico, sull’osservazione e sulla ricostruzione accurata della storia della persona e del decorso dei sintomi. Poche volte gli esami del sangue o strumentali (come la risonanza magnetica) possono essere dirimenti.

A volte risulta molto utile “allargare il cerchio” e chiedere dell’eventuale presenza in famiglia di alcuni disturbi mentali ad alta ereditarietà (come i disturbi bipolari) e di quali farmaci abbiano dato un certo effetto. Domandare nel dettaglio del sonno o dell’appetito aiuta a distinguere tra condizioni che possono apparire simili (come depressione unipolare e depressione bipolare). In breve: ogni domanda ha uno scopo clinico preciso, anche quando non è immediatamente evidente.

Le scale psicometriche: questionari con uno scopo

Durante la visita, o in preparazione a essa, potrebbe essere richiesto di compilare dei questionari. Si tratta di strumenti validati che aiutano a quantificare la gravità dei sintomi e a monitorarne l’andamento nel tempo. Alcuni si somministrano direttamente in seduta (le cosiddette scale “etero-somministrate”, compilate dal clinico sulla base del colloquio), altri vengono inviati via mail prima della visita di controllo o consegnati in formato cartaceo, da compilare in autonomia.

La restituzione: ipotesi diagnostica e piano terapeutico

Nella fase di “restituzione” viene condivisa con la persona l’ipotesi diagnostica, spiegando il ragionamento che ha portato alla sua formulazione, e si discutono insieme le opzioni terapeutiche. L’obiettivo è che chi esce dall’ambulatorio abbia capito cosa il professionista pensa stia succedendo, perché propone un determinato percorso e quali sono i passi successivi.

Le visite di controllo

Le visite di controllo durano in media trenta minuti. Servono a valutare l’andamento clinico, verificare efficacia e tollerabilità della terapia, e affrontare eventuali nuove questioni. La frequenza dipende dalla fase del trattamento e dalla natura del disturbo/malattia stessa: all’inizio i controlli sono più ravvicinati (ogni due-quattro settimane), poi si diradano man mano che la situazione si stabilizza.

Qualche dubbio comune

Ci sono alcune preoccupazioni che ricorrono spesso.

La prima: “Mi prescriverà subito dei farmaci?” Non necessariamente. La terapia farmacologica è uno degli strumenti a disposizione dello psichiatra, ma non l’unico. In molti casi, la psicoterapia è il trattamento di prima scelta, da sola o in combinazione con i farmaci. La decisione dipende dalla diagnosi, dalla gravità dei sintomi e dalle preferenze della persona.

La seconda: “E se non mi trovo bene?” Se per qualsiasi ragione non ci si sente a proprio agio, è sempre possibile (e legittimo) cercare un altro professionista.

La terza: “Devo per forza raccontare tutto alla prima visita?” La prima visita psichiatrica è una visita medica. Difficilmente verrà affrontata l’intera storia di vita del paziente e, in ogni caso, non c’è alcun obbligo di rispondere a tutte le domande. Detto questo, è importante sapere che trattenere deliberatamente informazioni rilevanti può rendere il percorso di cura meno efficace, esattamente come accade con qualsiasi altro medico.


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